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EPAP: il 10% di contributo soggettivo basta per costruire una pensione adeguata? Intervista al Presidente Geol. Carlo Cassaniti

di: Giampiero Gabrielli
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In occasione della “Giornata annuale di collaborazione, coordinamento e informazione” tra il Consiglio Nazionale dei Geologi, gli Ordini regionali ed EPAP, si sono riuniti i rappresentanti delle istituzioni ordinistiche e previdenziali della categoria. All’incontro hanno partecipato il Presidente e i Consiglieri del Consiglio Nazionale dei Geologi, i Presidenti degli Ordini territoriali con i rispettivi Vicepresidenti, Segretari e Tesorieri, oltre ai rappresentanti geologi dell’EPAP. Per l’Ordine dei Geologi del Lazio era presente anche il componente del Consiglio di Indirizzo Generale dell’EPAP, Geol. Roberto Salucci.

A margine dell’incontro abbiamo intervistato il Presidente dell’EPAP, Geol. Carlo Cassaniti, affrontando uno dei temi più dibattuti tra i professionisti: l’attuale aliquota del contributo soggettivo, fissata al 10% del reddito professionale netto, e le possibili prospettive di evoluzione del sistema previdenziale.

Presidente Cassaniti, il contributo soggettivo obbligatorio dell’EPAP è oggi pari al 10% del reddito professionale netto. A quasi trent’anni dall’istituzione dell’Ente, ritiene che questa aliquota sia ancora adeguata?

Il contributo soggettivo del 10% è stato definito con il D.Lgs. 103/1996, che ha istituito le Casse previdenziali private di nuova generazione introducendo il sistema contributivo. Oggi è legittimo domandarsi se quel livello di contribuzione sia ancora sufficiente a garantire prestazioni previdenziali adeguate. L’EPAP è un Ente solido e sostenibile, ma il tema dell’adeguatezza delle pensioni rappresenta una riflessione che dobbiamo affrontare con responsabilità e con uno sguardo rivolto al futuro dei nostri iscritti.

Quindi il livello delle future pensioni dipende principalmente da quanto viene versato durante la vita professionale?

Esattamente. Nel sistema contributivo la pensione è direttamente collegata al montante previdenziale individuale, cioè all’insieme dei contributi versati dall’iscritto e rivalutati nel corso della carriera professionale. Se il livello della contribuzione rimane contenuto, anche la prestazione pensionistica sarà inevitabilmente proporzionata. La solidità patrimoniale dell’Ente è un elemento fondamentale per garantire sicurezza e continuità, ma non modifica il funzionamento del sistema contributivo.

Già oggi gli iscritti possono scegliere di versare più del 10% attraverso la supercontribuzione. Quanto è importante questo strumento?

È uno strumento estremamente importante perché consente a ciascun iscritto di incrementare volontariamente il proprio montante previdenziale, scegliendo un’aliquota superiore a quella minima obbligatoria, fino all’80% del reddito professionale netto. Ogni versamento aggiuntivo contribuisce ad aumentare la futura pensione e presenta anche un vantaggio fiscale, essendo integralmente deducibile. Credo sia uno strumento che meriti di essere maggiormente conosciuto e utilizzato.

Nel dibattito sul futuro della previdenza potrebbe quindi entrare anche una revisione dell’aliquota obbligatoria?

Ritengo che questo sia uno dei temi sui quali dovremo confrontarci nei prossimi anni. Se condividiamo l’obiettivo di migliorare l’adeguatezza delle prestazioni previdenziali, è inevitabile interrogarsi anche sul livello della contribuzione obbligatoria. Naturalmente non si tratta di una scelta semplice: richiede valutazioni attuariali, analisi tecniche e un confronto con gli iscritti e con le quattro categorie professionali rappresentate dall’EPAP – attuari, chimici e fisici, dottori agronomi e dottori forestali e geologi – per individuare soluzioni sostenibili nel lungo periodo.

Molti professionisti potrebbero però vedere un aumento dei contributi come un aggravio, soprattutto nei primi anni di attività.

È una considerazione assolutamente comprensibile. Qualunque eventuale evoluzione del sistema dovrà necessariamente tenere conto delle diverse fasi della carriera professionale e della capacità contributiva degli iscritti. La sfida consiste proprio nel trovare un equilibrio tra sostenibilità economica durante l’attività lavorativa e adeguatezza delle prestazioni previdenziali future.

Oltre alla previdenza, negli ultimi anni l’EPAP ha rafforzato anche gli strumenti di welfare. Come si inseriscono in questa strategia?

Il welfare rappresenta un elemento complementare alla previdenza. L’obiettivo è accompagnare il professionista lungo tutto il percorso lavorativo, attraverso misure dedicate alla genitorialità, alla tutela della salute, alle coperture assicurative, ai sostegni assistenziali e a iniziative che favoriscano lo sviluppo dell’attività professionale. Negli ultimi anni abbiamo ampliato questo approccio anche attraverso la modifica dello Statuto dell’Ente, orientandoci sempre più verso un modello di welfare attivo.

Qual è il messaggio che desidera rivolgere agli iscritti?

La previdenza è un tema che dovrebbe accompagnare ogni professionista fin dall’inizio della propria attività. Ogni anno di contribuzione contribuisce alla costruzione della pensione futura. Per questo è importante conoscere il funzionamento del sistema contributivo, valutare gli strumenti già disponibili, come la supercontribuzione, e partecipare al confronto sull’evoluzione dell’Ente. Le decisioni che verranno assunte nei prossimi mesi e nei prossimi anni avranno effetti significativi sul futuro delle professioni rappresentate dall’EPAP e delle nuove generazioni di iscritti.

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