Geositi del Lazio: una nuova organizzazione della rubrica
di: Giampiero GabrielliNel corso dei mesi la rubrica Geositi del Lazio ha raccontato alcuni luoghi del territorio regionale caratterizzati da particolari elementi geologici, geomorfologici, idrogeologici, paleontologici e archeogeologici. L’esperienza maturata attraverso la pubblicazione dei singoli geositi ha portato a una riflessione sull’opportunità di proporre una lettura più organica del patrimonio geologico laziale.
Seguendo l’idea originaria della rubrica, si è quindi deciso di adottare una struttura maggiormente organizzata, articolando i geositi in grandi temi capaci di accompagnare il lettore nella comprensione dei principali processi che hanno modellato il territorio regionale. L’obiettivo è quello di costruire un percorso che, pur continuando a valorizzare i singoli siti, permetta di coglierne meglio le relazioni e il contesto geologico di appartenenza.
I capitoli nei quali verranno progressivamente organizzati i geositi sono:
- Vulcanismo del Lazio
- Acque sotterranee, sorgenti e fenomeni carsici
- Tettonica, strutture geologiche e deformazioni
- Stratigrafia ed evoluzione degli ambienti sedimentari
- Paleontologia e preistoria
- Forme del paesaggio e geomorfologia
- Geologia, storia e archeologia
Il capitolo dedicato al vulcanismo del Lazio raccoglierà geositi che consentono di osservare l’evoluzione dei principali distretti vulcanici regionali e i prodotti delle diverse fasi eruttive. In questo ambito rientrano, tra gli altri, il Cratere e le vulcaniti di Albano, il Cratere e le vulcaniti del Lago di Nemi, la Caldara di Manziana, la Solfatara di Monterano, la Solfatara e falesia di Tor Caldara, il Domo lavico di Tolfa, il Cratere del Lagaccione a Valentano, la Colata di Capo di Bove, le vulcaniti della Gola del Fiora e i prodotti vulcanici presenti nelle isole del Lazio.
Nel capitolo dedicato alle acque sotterranee, sorgenti e fenomeni carsici confluiranno geositi che permettono di approfondire il ruolo dell’acqua nella modellazione del territorio. Ne fanno parte le Sorgenti di Ninfa, le Sorgenti e i sinkhole dei Laghi del Vescovo, il Laghetto ipogeo delle Sorgenti del Peschiera, il Lago di Posta Fibreno, il Pozzo del Merro, i sinkhole della Piana di San Vittorino, il Lago di Canterno, il Polje di Rascino, l’Inghiottitoio di Val de’ Varri, la Dolina del Revotano e la Grotta di Pastena-Falvaterra.
Il tema della tettonica, delle strutture geologiche e delle deformazioni comprenderà siti che documentano i processi responsabili della costruzione dell’Appennino e dell’evoluzione strutturale della regione. Tra questi figurano la Faglia verticale di Varco Sabino, le scaglie tettoniche sovrapposte tra Bellegra e Olevano, la zona di taglio del sovrascorrimento del Monte Tancia, le megabrecce della Corniola presso la Sella di Leonessa, le strutture sedimentarie e le pieghe della Corniola a Quattroventi e le oficalciti del Fosso Mandrione.
Il capitolo dedicato alla stratigrafia e all’evoluzione degli ambienti sedimentari permetterà di leggere la storia geologica del Lazio attraverso le successioni rocciose. In questo gruppo rientrano la Successione pliocenica della Villa di Nerone, le Arenarie di Manciano, le Arenarie torbiditiche della Cascata delle Barche, il Conglomerato giallo della Basilica di San Paolo fuori le mura, le Arenarie organogene di La Frasca, le Puddinghe messiniane del Valico di Serra Sant’Antonio e altri geositi rappresentativi di differenti ambienti deposizionali.
La sezione dedicata a paleontologia e preistoria raccoglierà siti che conservano testimonianze della vita e della presenza umana nel passato. Tra questi il giacimento della Polledrara di Cecanibbio, la Grotta Guattari, la Serie stratigrafica pleistocenica di Torre del Pagliaccetto, la Flora fossile di Vallecorsa, le impronte di dinosauro di Sezze ed Esperia, i livelli preistorici di Grotta Pila e quelli di Grotta Patrizi.
Il capitolo dedicato alle forme del paesaggio e alla geomorfologia comprenderà geositi che documentano l’azione dei processi erosivi, gravitativi, costieri e glaciali. Ne fanno parte la Duna costiera e il Lago di Sabaudia, la Duna Rossa Antica di Priverno, i Calanchi di Civita di Bagnoregio, le linee di costa tirreniana del Monte d’Argento, l’erosione fluviale delle Gole del Lacerno, le morfologie glaciali del Terminillo e l’erosione osservabile nella paleoduna di Macchia Grande di Galeria.
Infine, il capitolo Geologia, storia e archeologia raccoglierà i siti nei quali gli elementi geologici hanno influenzato l’insediamento umano, le attività estrattive, le opere storiche e i luoghi di culto. In questo gruppo rientrano il Tufo Lionato della Rupe Tarpea, il Taglio Romano della Via Appia, il Montarozzo del Barco e le cave romane di travertino di Bagni di Tivoli, la Piramide Etrusca di Bomarzo, il Santuario di Demetra a Macchia delle Valli e la Roccia oracolare del Tempio di Giove Anxur.
I singoli geositi continueranno a essere presentati attraverso la rubrica, ma all’interno di questo quadro generale, con l’obiettivo di costruire progressivamente una lettura d’insieme della geologia del Lazio e dei processi che ne hanno determinato l’evoluzione.