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Lazio: cresce l’esposizione al rischio frane in tutte le province

di: Simonetta Ceraudo
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Necessaria una pianificazione più attenta e un rafforzamento delle competenze tecniche

Roma, 8 agosto 2025

L’Ordine dei Geologi del Lazio ha partecipato, lo scorso 30 luglio, alla presentazione dell’ultimo Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico. L’analisi dei dati regionali, messi a confronto con i dati pubblicati nel 2021, evidenzia un incremento dell’esposizione al rischio frane e alluvioni, in particolare per quanto riguarda la presenza di popolazione, edifici e attività economiche in aree classificate a pericolosità elevata o media.

Il dato importante è che, a fronte di superfici a rischio pressoché stabili, aumentano gli elementi esposti, segno di una pressione crescente sugli ambiti più vulnerabili del territorio laziale.


Frane: indicatori in crescita in tutte le province

Dal confronto tra 2021 e 2024, si registrano:

  • +17% della popolazione residente in aree P3–P4 (da 41.475 a 48.552 persone)
  • +14% edifici esposti (da 13.929 a 15.878)
  • +19% unità locali di attività economiche (da 1.637 a 1.955)
  • +8% beni culturali ubicati in aree a elevato rischio

Le province di Frosinone e Latina mostrano gli aumenti percentuali più consistenti, mentre Roma mantiene i valori assoluti più elevati.


Alluvioni: elevata esposizione stabile, ma strutturalmente rilevante

Anche le superfici a pericolosità idraulica nel Lazio restano stabili rispetto al 2021. Tuttavia, la presenza stabile di un elevato numero di residenti e infrastrutture in queste aree evidenzia una vulnerabilità strutturale non risolta. Particolarmente esposte risultano le fasce fluviali del Tevere, del Liri-Garigliano, del Sacco e dei principali corsi d’acqua del Viterbese.

Eventi recenti, come gli allagamenti ricorrenti nel Frusinate e gli episodi estremi nell’Agro Romano e nella provincia di Latina, mostrano una crescente imprevedibilità dei fenomeni idraulici, anche in territori meno esposti storicamente.


Una pianificazione da rafforzare, con strumenti e risorse adeguati

L’aumento del rischio è determinato dalla crescita degli elementi esposti, più che dall’estensione delle aree a pericolosità. Ciò richiede un rafforzamento della pianificazione territoriale, basata su dati aggiornati, valutazioni integrate e criteri tecnici di sostenibilità.


Investimenti in prevenzione e mitigazione

Secondo i dati ReNDiS (disponibili al dicembre 2024, suddivisi tra quelli di competenza MASE ed extra-MASE riferiti a programmi DAIT del MI, Protezione Civile, Casa Italia e MASAF), nel Lazio risultano:

  • oltre 1.700 interventi finanziati per il rischio idrogeologico (di cui 355 di competenza MASE)
  • circa 1,3 miliardi di euro investiti dal 1999 a oggi (di cui circa 450 milioni per i soli interventi di competenza MASE)
  • risorse prevalentemente impiegate per consolidamenti e messa in sicurezza di aree in frana, regimazioni idrauliche, opere di drenaggio e delocalizzazioni

Nel novembre 2024, con decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di concerto con il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, sono stati finanziati 20 interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nella regione Lazio, per 77 milioni di euro a carico del bilancio del MASE.

L’attuazione dei suddetti interventi è affidata al Presidente della Regione, in qualità di Commissario di governo per il contrasto del dissesto idrogeologico.

Accanto ai fondi MASE, il Lazio beneficia anche di risorse del Ministero dell’Interno, destinate soprattutto ai piccoli Comuni attraverso programmi strutturali pluriennali.

Tuttavia, anche se le risorse disponibili non sono diminuite, la loro effettiva utilizzazione dipende dalla capacità di progettare, accedere, rendicontare e realizzare gli interventi. Serve un presidio tecnico-amministrativo continuo, senza il quale i finanziamenti rischiano di rimanere inutilizzati.

Molti Comuni soffrono la carenza di tecnici adeguatamente formati. Senza tecnici qualificati, anche le risorse finanziarie più consistenti rischiano di non trasformarsi in interventi efficaci.


Il nodo delle competenze: formazione tecnica e capitale umano

Il territorio richiede soluzioni sempre più complesse e multidisciplinari, ma si registra un calo costante degli iscritti ai percorsi tecnico-scientifici: sempre meno giovani scelgono studi in geologia, ingegneria del territorio, idraulica o urbanistica, e gli uffici tecnici delle amministrazioni locali risultano spesso sottodimensionati.

Il rischio, in prospettiva, è di non riuscire a tradurre le risorse finanziarie disponibili in interventi concreti e sostenibili.

Per questo è fondamentale:

  • investire non solo in opere, ma anche in capitale umano
  • favorire l’inserimento di tecnici specializzati nei Comuni e negli enti locali
  • sostenere la formazione continua dei professionisti che operano nella gestione del territorio

Un impegno condiviso per un territorio più resiliente

Un impegno condiviso per un territorio più sicuro nasce dalla consapevolezza che, come evidenzia il confronto tra i Rapporti ISPRA 2021 e 2024, la crescita del rischio non dipende tanto dall’espansione delle aree pericolose, quanto dalla crescente presenza di persone, attività ed edifici in zone già classificate a rischio.

Per invertire questa tendenza è necessario mettere in campo un’azione coordinata che coinvolga istituzioni nazionali e regionali, enti locali, professionisti e l’intero sistema educativo e universitario.

Le priorità sono chiare:

  • valorizzare la conoscenza tecnica nella pianificazione territoriale, utilizzando dati aggiornati e criteri oggettivi
  • investire nel potenziamento dell’orientamento e della formazione nelle discipline STEM, per contrastare il calo di iscritti nei percorsi tecnico-scientifici
  • rafforzare il presidio tecnico delle amministrazioni locali attraverso l’inserimento strutturale di geologi e tecnici qualificati

Raccomandazioni dell’Ordine dei Geologi del Lazio

  1. Rafforzare il presidio tecnico a livello locale, favorendo l’inserimento di geologi nei Comuni
  2. Accelerare l’attuazione degli interventi finanziati, con qualità progettuale e stabilità amministrativa
  3. Garantire qualità tecnica nella progettazione e realizzazione delle opere, anche attraverso aggiornamento professionale continuo
  4. Rafforzare il sistema delle professioni nella programmazione regionale delle politiche di mitigazione del rischio
  5. Sostenere le scuole tecniche, le università e i percorsi STEM

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