Le città e i territori che possiamo permetterci: il contributo del geologo alla pianificazione territoriale e urbanistica
di: Simonetta CeraudoUna pianificazione efficace non nasce soltanto da una visione, ma dalla conoscenza delle caratteristiche fisiche e ambientali del territorio.
È in questo spazio, spesso sottovalutato, che la geologia esprime il proprio valore più autentico: fornire il fondamento tecnico delle scelte urbanistiche e territoriali, orientando la lettura del sottosuolo e contribuendo a definire, fin dalle prime fasi, le condizioni di trasformabilità dei luoghi. Questo apporto non è accessorio, ma strutturale, perché incide direttamente sulla sicurezza, sulla coerenza e sull’attuabilità delle decisioni pubbliche.
Oggi pianificare significa misurarsi con una complessità crescente, fatta di dinamiche estreme sempre più ricorrenti, consumo di suolo, esigenze di sicurezza sismica e tutela delle risorse ambientali. In questo contesto, la pianificazione non può limitarsi a immaginare scenari, ma deve valutare con realismo ciò che è possibile fare, dove e a quali condizioni. La qualità dei piani dipende quindi dalla capacità di integrare in modo solido la conoscenza dei processi fisici che governano il territorio, superando approcci frammentati.
Il DPR 328/2001 riconosce esplicitamente la geologia come componente essenziale dei processi di pianificazione territoriale e urbanistica, individuandone un ambito proprio di esercizio professionale. Non si tratta di un riferimento formale, ma di un principio sostanziale: non esiste pianificazione credibile senza una reale comprensione del sottosuolo, delle dinamiche geomorfologiche e idrogeologiche e delle condizioni di pericolosità e di rischio che caratterizzano i territori e ne condizionano le possibilità di trasformazione.
Nella stessa direzione si colloca la Direttiva europea 2025/2360 sul monitoraggio e la resilienza del suolo, che riconosce il suolo come risorsa limitata e strategica e pone la conoscenza delle sue condizioni fisiche, chimiche e biologiche alla base delle politiche pubbliche, comprese quelle territoriali e urbane. È un segnale chiaro: il governo del territorio non può prescindere da una conoscenza approfondita e condivisa delle sue componenti geologiche.
La pianificazione territoriale e urbanistica è, per sua natura, un processo interdisciplinare. Agronomi e forestali, pianificatori e urbanisti, architetti, geologi, ingegneri, insieme alle professionalità che operano negli ambiti ambientale, sociale ed estimativo, concorrono alla costruzione degli strumenti di governo del territorio. In questo quadro, la presenza geologica trova una collocazione essenziale anche a monte delle scelte, nella fase in cui si definiscono le condizioni fisiche e ambientali entro cui le trasformazioni possono avvenire, e non soltanto a valle di decisioni già assunte.
La specificità di questo apporto risiede nella capacità di leggere i processi naturali e di tradurli in regole operative per il piano. Attraverso una lettura integrata del sottosuolo, vengono individuate le aree non trasformabili o trasformabili solo a determinate condizioni, definiti criteri di sicurezza e fattibilità e orientate le scelte urbanistiche verso soluzioni compatibili con la riduzione del rischio geologico e la tutela delle risorse e del paesaggio. In questo modo si partecipa direttamente alla costruzione delle regole del piano, rendendo le previsioni urbanistiche realistiche e sostenibili nel tempo.
Un passaggio decisivo è quello che trasforma la conoscenza in norma. Le elaborazioni geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, di pericolosità e di microzonazione sismica non sono allegati descrittivi, ma strumenti operativi che orientano le scelte di piano e si traducono in prescrizioni e condizioni per l’attuazione delle trasformazioni. Ne deriva una maggiore qualità complessiva degli strumenti urbanistici e un’efficace attuazione nel tempo.
La pianificazione è inoltre sempre più intrecciata con i processi di valutazione ambientale e con le politiche di prevenzione del rischio. Anche in questi ambiti, il sapere geologico è centrale, perché la prevenzione non può essere affidata a interventi puntuali o emergenziali, ma deve essere parte integrante delle scelte di piano, considerate in modo unitario sull’intero ambito territoriale di riferimento.
In un contesto così complesso, la geologia non si pone in contrapposizione ad altre competenze professionali, ma si integra con esse, contribuendo a rafforzare la qualità complessiva della pianificazione territoriale e urbanistica. È proprio questa integrazione, esercitata in modo stabile all’interno degli assessorati, dei dipartimenti e degli uffici tecnici preposti alla pianificazione, che consente di costruire strumenti di governo del territorio realmente efficaci.
Il pianificatore orienta le scelte su che città e che territorio vogliamo; il geologo definisce che città e che territorio possiamo permetterci, dove e a quali condizioni, rendendo il piano realizzabile, sicuro e coerente con il rischio geoambientale e con gli strumenti sovraordinati.