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Green Claims: nuova direttiva europea riguardo obblighi e divieti per una comunicazione trasparente

di: Giampiero Gabrielli
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Negli ultimi anni, la sostenibilità è diventata un tema centrale per il mondo produttivo europeo, spingendo le aziende a valorizzare le loro pratiche ambientali. Tuttavia, dichiararsi “green” non è sempre sinonimo di trasparenza e responsabilità. La nuova Direttiva 2024/825/UE, conosciuta come “Empowering Consumers for the Green Transition”, rappresenta un passo fondamentale per garantire una maggiore chiarezza nelle comunicazioni aziendali, introducendo nuovi obblighi e divieti riguardo le dichiarazioni ambientali.

La Direttiva è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 6 marzo 2024 ed è entrata in vigore venti giorni dopo. Gli Stati membri dell’Unione Europea dovranno recepire le nuove disposizioni entro il 27 marzo 2026, data entro la quale le normative diventeranno vincolanti per le imprese. Questo quadro normativo mira a combattere il “greenwashing”, pratica con cui le aziende forniscono informazioni ingannevoli sulle loro caratteristiche ambientali, danneggiando sia i consumatori che il mercato.

Uno dei punti centrali della Direttiva è la modifica della precedente normativa europea, la Direttiva 2005/29/CE, che tutela i consumatori contro le pratiche commerciali sleali. Con l’inclusione esplicita dei “green claims”, viene stabilita una tutela maggiore contro le dichiarazioni ambientali generiche o fuorvianti, imponendo obblighi precisi alle aziende per rendere verificabili le loro affermazioni. I “green claims” devono infatti essere supportati da prove solide e devono essere presentati in modo chiaro e inequivocabile.

Tra le novità introdotte troviamo la definizione specifica delle dichiarazioni ambientali, includendo sia i “green claims” generici che i marchi di sostenibilità e i sistemi di certificazione. La Direttiva ha introdotto nuovi criteri di trasparenza per i claim comparativi e ha aggiornato la cosiddetta “black list” delle pratiche commerciali vietate, tra cui l’uso di marchi di sostenibilità non certificati, claim generici non supportati da prove e affermazioni riguardanti la neutralità climatica basate solo sulla compensazione delle emissioni. L’obiettivo è di evitare che i consumatori vengano indotti in errore, fornendo loro informazioni accurate e verificabili per compiere scelte d’acquisto consapevoli.

Un aspetto particolarmente rilevante è il divieto di utilizzare dichiarazioni generiche come “green” o “ecologico” senza la dimostrazione dell’eccellenza delle prestazioni ambientali del prodotto. Inoltre, non è possibile dichiarare che un prodotto o un servizio sia “carbon neutral” basandosi esclusivamente su meccanismi di compensazione delle emissioni (offsetting). Il carbon offsetting potrà essere menzionato solo separatamente e senza utilizzare termini che potrebbero far pensare alla neutralità climatica.

Il contesto legislativo europeo, quindi, si muove verso un rafforzamento delle tutele per il consumatore, introducendo strumenti di controllo e sanzioni amministrative in caso di violazioni. La conformità alle nuove norme richiede alle imprese una revisione dei propri processi comunicativi, assicurandosi che le dichiarazioni ambientali siano precise, fondate e adeguatamente documentate.

L’attuazione di questa Direttiva rappresenta un’opportunità per le aziende impegnate seriamente nella sostenibilità di distinguersi in maniera chiara sul mercato, mentre tutela i consumatori da informazioni potenzialmente ingannevoli. È quindi fondamentale che le imprese comincino già ora a familiarizzare con le nuove disposizioni per essere pronte al momento del loro recepimento nelle normative nazionali, previsto per il 2026.

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