Stretto di Hormuz: assetto geologico e controllo morfobatimetrico dei traffici marittimi
di: Giampiero GabrielliLo Stretto di Hormuz si colloca nel settore di transizione tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, all’interno di un margine convergente tra la Placca Arabica e la Placca Eurasiatica; il quadro strutturale è collegato alla deformazione regionale del sistema dei Monti Zagros, con pieghe e sovrascorrimenti che interessano una potente successione sedimentaria meso-cenozoica, localmente associata a livelli evaporitici responsabili di fenomeni di tettonica salina e sviluppo di strutture diapiriche, sia affioranti che sommerse.
La configurazione morfobatimetrica riflette il passaggio da un dominio epicontinentale poco profondo, quale il Golfo Persico, a un settore più profondamente inciso verso il Golfo di Oman, con variazioni di profondità controllate dall’assetto strutturale e dalla distribuzione dei corpi sedimentari; la presenza di irregolarità del fondale, legate alla deformazione del substrato e alla dinamica sedimentaria recente, contribuisce a definire tratti con maggiore continuità batimetrica che coincidono con i principali corridoi di navigazione.
In questo contesto, la geologia interviene direttamente nella definizione delle condizioni operative dei traffici marittimi: la limitata estensione dei settori con profondità adeguate e la necessità di seguire percorsi morfologicamente favorevoli determinano la concentrazione dei flussi lungo direttrici obbligate, con margini ridotti di variazione; tali vincoli fisici, derivanti dall’assetto geologico e dalla morfologia dei fondali, si inseriscono nelle dinamiche geopolitiche attuali dell’area, in cui il controllo e la gestione dei corridoi di transito assumono un ruolo centrale nella regolazione dei flussi commerciali ed energetici che attraversano lo stretto.